And The Things That Remain è il titolo di un trio per violino, violoncello e pianoforte che ho scritto poco tempo fa. Riguarda quel pensiero, quella domanda che a un certo punto ci facciamo, inevitabilmente: cosa resta di tutto alla fine, cosa resta dopo? Cosa rimane di noi e cosa ci è rimasto?
È un trio che sono ancora pudico a far sentire, perché è nato nel silenzio più assoluto. E in quel silenzio, come al solito, ho posto quelle domande a chi era intorno a me e a chiunque potessi farle. Ho anche iniziato a collezionare fatti degli altri. Ho raccolto e sto ancora raccogliendo parole e persino testimonianze, qualsiasi cosa – anche oggetti - avesse il senso di una riposta per le persone a cui mi rivolgevo: fotografie, poesie, lettere, suoni, pitture. Forse le cose più toccanti sono le vecchie fotografie che ritraggono i genitori e ricordo una frase: "Io derivo da quel sorriso e di loro mi resta lo stesso sorriso”.
Ecco, anche questa piccola antologia rappresenta in fondo alcune delle cose che sono rimaste, e anche in questo caso ho chiesto ed ho condiviso con altri le scelte. Cose rimaste, scritte da me e scelte da chi amo, da chi mi segue; sia chiaro, anche qualcosa scelto da me in prima persona, insieme a chi cura questa antologia, Luciano: non è che ho lasciato fare tutto ad altri...

Spero sia, così: un piccolo viaggio del tempo di Ezio, in quei dieci anni di vita e di registrazioni. In ogni forma: in orchestra, in quartetto, come direttore, persino organista e come pianista ovviamente.
Una delle magie della musica è far viaggiare nel tempo, fermarlo, dilatarlo o abbreviarlo. Come il viaggio in un buco nero in cui entra un uomo dello spazio. Sarò felice se vi piaceranno queste scelte; ovviamente io avrei incluso più brani ma insomma quelli scelti formano già due dischi, mi ha detto la Sony Classics, la mia nuova casa della musica... E’ questo il primo lavoro insieme e ho deciso di includere anche brani nuovi. Uno è Uncoditioned, Following A Bird che credo ormai sia il brano più conosciuto che abbia scritto, ma qui è in una versione nuova e antica allo stesso tempo (sempre quel potere magico e libero): quella per violoncello e pianoforte che derivava da quella per violino. Chissà che non incida anche quella un giorno, così avrete possibilità di scegliere quella che più vi rappresenta.

L’altro brano è un elemento meteorologico che non avevo mai avuto il coraggio di raccontare fino in fondo, forse perché è quello che più spaventa: la grandine, che in inglese si dice hailstones e hailstorm o Grains (è proprio vero, suona tutto più fighetto in inglese...). È l’elemento più devastante che esista e anche più assurdo, è davvero il cielo che cade sulla terra, come raccontavano i celti, e nessuno ama quel fenomeno che proviene dai cumulonembi più grandi e imponenti che chiamano anche “nuvole re”. Si ha paura della grandine, il suo rumore violento e la sua imponenza vengono accostati dai più a dolori lancinanti e profondi.
L’ho finito poche ore prima di cominciare a registrare. Con me, al violoncello, il mio compagno di sempre, il mio “Brate” come ci chiamiamo tra di noi: Relja Lukic.
Il suo suono è davvero una delle voci che io non posso descrivere, la sentirete in questo disco. E non potevo non chiedergli di essere con me in questa prima avventura, questo altro aprir di stanze nella nuova casa della musica a cui appartengo.

Dove la abbiamo fatto? Ovviamente nel mio amato Teatro Sociale della mia amata Gualtieri e questa volta per esagerare abbiamo anche ripreso in video le registrazioni, per farvelo visitare ed essere con noi!
Troppa roba? Ma no, in fondo è bello cucinare tanto per chi si ama, e poi funziona così per me, cerco di fare tutto fino all’ultimo respiro, di sorridere, di dare, di provare a fare meglio e esser meglio.
Neanche a farlo apposta ho scoperto che questa frase è consonante con alcune poesie della nostra Emily (Dickinson). Eccone una:

Some things that fly there be–
Birds, Hours the Bumblebee–
Of these no Elegy.

Some things that stay there be–
Grief– hills–eternity–
Nor this behooveth me.

There are, that resting, rise.
Can I expound the skies?
How still the Riddle lies!

Mentre scrivo penso ancora, e ancora, a quelle cose che restano e realizzo che le registrazioni, i dischi sono proprio una di quelle cose che restano.
È spesso ciò che resta del suono, dell’idea, del tocco e soprattutto di un momento preciso della vita di un musicista.
Sono quelle fotografie...

P.S. Un giorno spero di farvi sentire quel trio opera 100... And The Things That Remain. Buon viaggio.

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